Tragica traversata di una palude - versione Livio

Tragica traversata di una palude
Autore: Livio
Instrumenta n. 61 pg. 130

Hannibal, cum aliud haberent iter, commodius sed longius, breviorem viam tamen per paludem petit, quam fluvius Arnus per eos dies magis solito inundaverant.

Primi, per altas fluvii ac profundas voragines incedentes, hausti pene limo immergentesque se, tamen signa ducum (delle guide) sequebantur. Galli neque sustinere se neque, prolapsi, assurgere ex voraginibus poterant, alii fessa aegre trahentes membra, alii, ubi semel, victis animis taedio (scoramento), procumbissent, inter iumenta, et ipsa iacentia, passim morientes. Maxime cunctos vigiliae conficiebant per quadriddum (quattro giorni) iam et tres noctes toleratae. Cum, omnia obtinentibus aquis, nihil in sicco, ubi fessa sternerent corpora, inveniri posset, cumulatis in aquis sarcinis, insuper incumbebant. Hannibal, iam prius aeger oculo, elephanto vehebatur quo altius ab aqua exstaret. Vigilis tandem et nocturno humore palustrique coelo gravantbus caput, et quia medendi nec locus nec tempus erat, altero oculo capitur.
Annibale, pur disponendo di un altro tragitto - pù?

agevole, anche se più lungo - scelse il percorso più breve, attraverso la palude, che il fiume Arno aveva inondato in quei giorni più del solito. (Quelli che procedevano) per primi, (pur) avanzando tra le voragini profonde del fiume e (pur) trovandosi immersi nel fango a rischio d'esser risucchiati seguivano tuttavia le insegne dei condottieri. I Galli, invece, qualora perdevano l'equilibrio, non riuscivano né a reggersi in piedi né a cavarsi fuori dalle voragini: alcuni trascinavano distrutti le membra stanche, altri scoraggiati (victis animis taedio) - una volta caduti([ubi semel procubuissent), si lasciavano morire tra le carcasse delle bestie da soma (inter iumenta, et ipsa iacentia;

lett. tra le bestie da soma, anch'esse giacenti lì a terra).
Erano soprattutto le (lunghe) veglie (sopportate) - per quattro giorni e tre notti - a debilitare l'intero reggimento (cunctos). E dato che l'acqua era dappertutto e non poteva scorgersi alcuna zona asciutta su cui far riposare i corpi stanchi, (stesso) nell'acqua si disponevano un sopra l'altro i bagagli e ci si adagiava sopra (sono stati sciolti gli ablativi assoluti).
Annibale, già malato ad un occhio, si lasciava portate da un elefante, in modo da non toccare l'acqua (lett. per stare più in alto dall'acqua). Ma l'occhio (comunque) lo perse, a causa delle veglie (continue), dell'umidità notturna e del clima palustre che appesantivano il capo, e dato che (per giunta) non c'era luogo, né tempo, per sottoporsi alle cure adatte (medendi)

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