Un insuccesso dei Romani (Versione Latino Livio)

Un insuccesso dei Romani
Autore: Livio
Comprendere e Tradurre v. 3 n. 1 pag. 192

P. Aelius consul in Gallia, cum audisset a Boiis ante suum aduentum incursiones in agros sociorum factas, duabus legionibus subitariis tumultus eius causa scriptis additisque ad eas quattuor cohortibus de exercitu suo, C.

Ampium praefectum socium hac tumultuaria manu per Umbriam qua tribum Sapiniam uocant agrum Boiorum inuadere iussit; ipse eodem aperto itinere per montes duxit. Ampius ingressus hostium fines primo populationes satis prospere ac tuto fecit. Delecto deinde ad castrum Mutilum satis idoneo loco ad demetenda frumenta - iam enim maturae erant segetes - profectus neque explorato circa nec stationibus satis firmis quae armatae inermes atque operi intentos tutarentur positis, improuiso impetu Gallorum cum frumentatoribus est circumuentus. Inde pauor fugaque etiam armatos cepit. Ad septem milia hominum palata per segetes sunt caesa, inter quos ipse C. Ampius praefectus; ceteri in castra metu compulsi.


Il console Publio Elio, avendo ricevuto notizia che i Boi avevano effettuato delle scorrerie nei territori degli alleati prima del suo arrivo, arruolò due legioni piuttosto raccogliticce per reprimere quei disordini, aggregandovi anche quattro coorti dal suo esercito e dando disposizioni al comandante alleato Gaio Ampio affinché, con queste truppe poco addestrate, piombasse sul territorio dei Boi attraverso la regione umbra della tribù che chiamano Sapinia; egli, da parte sua, condusse le sue truppe alla stessa meta attraverso le montagne ma per una strada più agevole.

Ampio, una volta entrato nel territorio dei nemici, procedette dapprima a dei saccheggi con discreti risultati e senza scoprirsi troppo. Scelse poi, vicino al fortino di Mutilo, un luogo che si prestava abbastanza e si mosse per mietere il grano - le messi erano ormai mature - senza aver provveduto a ricognizioni nei dintorni e senza aver distaccato dei drappelli di uomini in armi che difendessero coloro che, senza armi, si dedicavano a quel lavoro. I Galli, con un improvviso attacco, lo circondarono assieme ai soldati che stavano raccogliendo grano, coinvolgendo nel o e nel tentativo di fuga, anche quelli che erano in armi. Furono massacrati circa settemila uomini, dispersi per i campi, tra i quali lo stesso comandante Gaio Ampio; gli altri furono ricacciati, in preda alla paura, negli accampamenti.

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