Maturità 1947: Un antico programma di governo democratico

Ego qualem Kalendis Ianuariis acceperim rem publicam, Quirites, intellego, plenam sollicitudinis, plenam timoris; in qua nihil erat mali, nihil adversi quod non boni metuerent, improbi exspectarent; omnia turbulenta consilia contra hunc rei publicae statum et contra vestrum otium partim iniri, partim nobis consulibus designatis inita esse dicebantur; sublata erat de foro fides non ictu aliquo novae calamitatis, sed suspicione ac perturbatione iudiciorum, infirmatione rerum iudicatarum; novae dominationes, extraordinaria non imperia, sed regna quaeri putabantur. Quae cum ego non solum suspicarer, sed plane cernerem--neque enim obscure gerebantur--dixi in senatu in hoc magistratu me popularem consulem futurum. Quid enim est tam populare quam pax? qua non modo ei quibus natura sensum dedit sed etiam tecta atque agri mihi laetari videntur. Quid tam populare quam libertas? quam non solum ab hominibus verum etiam a bestiis expeti atque omnibus rebus anteponi videtis. Quid tam populare quam otium? quod ita iucundum est ut et vos et maiores vestri et fortissimus quisque vir maximos labores suscipiendos putet, ut aliquando in otio possit esse, praesertim in imperio ac dignitate. Quin idcirco etiam maioribus nostris praecipuam laudem gratiamque debemus, quod eorum labore est factum uti impune in otio esse possemus. Qua re qui possum non esse popularis, cum videam haec omnia, Quirites, pacem externam, libertatem propriam generis ac nominis vestri, otium domesticum, denique omnia quae vobis cara atque ampla sunt in fidem et quodam modo in patrocinium mei consulatus esse conlata?

Io comprendo, Quiriti, quale stato ho accettato il primo gennaio, pieno di sollecitudine, pieno di timore; in esso non c'era nulla di male, nulla di avverso che gli onesti temessero, che i disonesti si aspettassero; si diceva che tutte queste decisioni turbolente hanno avuto inizio da un lato contro questo programma dello stato e contro il vostro ozio, dall'altro da noi consoli designati; era stata sollevata dal foro la fiducia non per qualche impeto di una nuova calamità, ma per un sospetto e sconvolgimento dei processi, l'indebolimento delle sentenze; si pensava che si agognassero nuove dominazioni, non gli imperi straordinari, ma i regni. Io non solo sospettando tali cose, ma scorgendole anche chiaramente - ed infatti non venivano mostrate in modo oscuro - dissi nel senato che in questa magistratura io sarei stato un console popolare. Cosa infatti è popolare tanto quanto la pace? Grazie alla quale mi sembra che non solo si rallegrino coloro a cui la natura ha donato la sensibilità, ma anche le case e i campi. Cosa è popolare tanto quanto la libertà? Vedete che questa non solo è desiderata dagli uomini ma anche dalle bestie e che viene anteposta ad ogni cosa. cos'è popolare tanto quanto l'ozio? Questo è così piacevole che sia voi che i vostri antenati e ciascun uomo molto forte pensi che bisogna assumersi le fatiche più pesanti, per poter essere qualche volta in ozio, soprattutto in potere e in dignità. Anzi per questo motivo anche dobbiamo ai nostri antenati un ringraziamento ed una particolare lode, perché grazie al loro impegno avvenne che abbiamo potuto utilizzare impunemente l'ozio. Per tale motivazione io che posso non essere popolare, vedendo tutte queste cose, la pace esterna, la libertà propria del vostro nome e genere, l'ozio domestico, insomma tutte quelle cose che vi sono care e importanti sono portate in fiducia e in qualche modo in patrocinio del mio consolato?
(By Maria D.)

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