Maturità versione latino: come tradurre un brano di Seneca

Seneca : uno stile « drammatico »

Sullo stile “drammatico” di Seneca molto è stato scritto. In generale su può dire che Seneca smantella e capovolge la concezione ciceroniana – ovvero “classica” – del periodo, intesa come armonica e simmetrica architettura di un pensiero “principale” da cui prendono avvio e su cui si reggono determinati pensieri “secondari”. Smantellata la macchina della subordinazione, Seneca la sostituisce con quella della coordinazione: le proposizioni si susseguono sulla pagina come entità di valore autonomo, prive di legami sintattici, giocate sui rapporti concettuali (o, talora, semplicemente ritmici) del discorso. La frase-sentenza, non più il periodo, è l’unità base del discorso; l’asindeto, la ripetizione e l’opposizione ne rappresentano i nessi più ricorrenti e la “variazione” ne è la regola pratica. Ed è chiaro che tale gusto asimmetrico e anti-architettonico riflette sul piano dello stile quelle che sono le incertezze e le angosce del pensiero, le paura e i drammi di un’età convulsa.

Quali sono i principali procedimenti tecnici sui quali gioca lo stile di Seneca ? Eccone un elenco approssimativo,

- IL MUTAMENTO DI SOGGETTO

- L’ALTERNARSI DI ASTRATTO E CONCRETO

- IL VARIARE DEI TEMPI VERBALI

- IL PASSAGGIO DA UN TIPO DI COSTRUZIONE AD UN’ALTRA (ad es. dalle relative ai participi )

- L’ANTITESI

- LA FIGURA ETIMOLOGICA – chiasmo – anafora – metafora (molto frequente)

- L’USO DEL PARTICIPIO FUTURO SENZA IL VERBO SUM

- L’ELLISSI DELLA CONGIUNZIONE DICHIARATIVA

- la PARONOMASIA, una figura retorica consistente nell'accostare due o più parole che abbiano suono molto simile (differendo per una o due lettere) e significato diverso.

- L’AMPLIAMENTO DEL CONCETTO accanto all’espressione concisa e secca , a volte ambigua ed oscura.

LA SINTASSI E LO STILE

Sono soprattutto da tenere presenti le seguenti caratteristiche, relative al piano sintattico-stilistico:

1. [ esempio A ]

Rottura della linearità, della simmetria e della circolarità del discorso ciceroniano: ai periodi ampi e ipotattici si sostituiscono periodi brevi e scattanti, strutturati paratatticamente, ruotanti intorno a nuclei sentenziosi e costituiti da frasi incalzanti che aggrediscono da più lati e ripetutamente il concetto in questione; LA BREVITÀ E LA PARATASSI AGEVOLANO, ALMENO IN PARTE, LA TRADUZIONE: MA RICHIEDONO MOLTA ATTENZIONE L'INDIVIDUAZIONE E L'INTERPRETAZIONE DEI NUCLEI CONCETTUALI.

† Argenti, aeris, ferri immane pondus, cuius investigandi tibi facultas dedit, disposuit [deus]: negas te accepisse beneficium?

Dio ti ha messo a disposizione una grande quantità di argento, rame , ferro, che ti ha dato la possibilità di cercare: neghi di aver ricevuto un beneficio ?

† Haec paria sunt: non eris, nec fuisti: utrumque tempus est alienum.

Queste due cose sono uguali: non esisterai e non sei esistito: ambedue questi tempi non ti appartengono.

Talvolta , invece di una coordinata alla fine del periodo si trova una costruzione diversa, come nel seguente caso, dove si trova un ablativo assoluto:

† Ignis evanuit et minus vehemens et largus effertur, ob eandem causam fumo quoque per diem segniore.

Il fuoco [dell’Etna] si è calmato e si spande meno violento e meno esteso, e per la stessa causa anche il fumo si è fatto più pigro.

A volte, è il mutamento improvviso di soggetto a provocare la spezzatura

† Itaque quidquid non adivit, sterile ac squalidum iacet; si crevit super debitum, nocet.

Perciò ogni terreno che non raggiunge [il Nilo] giace sterile e squallido; se però cresce [il Nilo] oltre il dovuto, diventa nocivo.

2. [ esempio B ]

E’ presente un largo uso dei nessi logici, che non fungono tanto da connettivi sintattici quanto piuttosto da connettivi concettuali, per scandire e legare, periodo per periodo, i vari passaggi del ragionamento; E PERCIÒ DEVONO ESSERE ATTENTAMENTE VALUTATI E RESI IN SEDE DI TRADUZIONE

gli attacchi dei vari periodi: Tunc... Quae... Hinc... inde...; indec... Enim... ecc.

3. L’andamento a domanda e risposta: l’autore colloquia di continuo con un supposto interlocutore (spesso indicato con il “tu” generico) fingendo di prevenire le sue obiezioni (tecnica dell’ occupatio, molto in uso nella diatriba cinica e stoica ) , oppure si rivolge da solo domande e obiezioni, a cui risponde con passaggi rapidi ed immediati.

† «Nihil» inquis «illi post tantam petulantiam mali factum est?» Immo boni ; nam coepit Catonem nosse. Domandi(dici) :

« Non gli successe alcun male dopo tanta mancanza di riguardo ? ». Anzi : del bene ; infatti cominciò a conoscere Catone.

† Ira habet aliquam voluptatem et dulce est dolorem reddere. Minime : non enim ut in beneficiis honestum est merita meritis repensare, ita iniurias iniuriis.

(Dirai) L’ira porta con sé un certo piacere ed è dolce ricambiare il dolore. Per nulla : infatti non come nei benefici fa onore ricambiare meriti con meriti, lo è così ricambiare oltraggio con oltraggio.

* LA SOSTITUZIONE DEL CONCRETO CON L’ASTRATTO

† Coetus astrorum, quibus immensi caeli pulchritudo distinguitur…

L’insieme degli astri, con cui è punteggiata la bellezza del cielo immenso….

† Ciceronis urbanitatem effugerat.

Aveva evitato le battute di spirito di Cicerone

* L’uso del SINGOLARE COLLETTIVO invece del plurale

† Caesarianus miles portas obsideat

I soldati di Cesare blocchino pure le porte

† Etiam per hiemem serpens in aperto est

Anche d’inverno i serpenti stanno all’aperto.

* IL PERFETTO DI ANTERIORITÀ per indicare un’azione avvenuta prima di un’altra, dove l’italiano usa il presente

† Cum in piscinam lapis missus est, videmus….

Quando si getta un sasso in una pescaia, vediamo…

Affine a questo è il perfetto gnomico , che Seneca usa per affermazioni valide per tutti i tempi, ma basate sull’esperienza del passato. La frequenza di questo perfetto è dovuta all’intendimento moralistico a cui giovano le sentenze brevi, facili da ricordare. In italiano su può rendere con il passato prossimo o con il presente.

† Quid per se peregrinatio prodesse potuit?

A che cosa di per sé può servire l’andar errando ?

† Desine philosophis pecuniā interdicere : nemo sapientiam paupertate damnavit.

Smetti di proibire il possesso di denaro ai filosofi : nessuno condanna alla povertà i saggi.

† Gentes populique universi mutaverunt sedem

Genti e popoli interi hanno cambiato (cambiano) sede.

* L’uso delle BRACHILOGIE , procedimento per cui si indica un’espressione in cui, per volontà di concisione, si è tralasciato qualche elemento concettuale facilmente intuibile.

† Homo et terra et mari pascitur

L’uomo si nutre della terra e del mare ( dei prodotti della terra e del mare)

* L’uso dell’ANTITESI , che serve a variare il periodo

† Navis, quae in flumine magna est, in mari parvula est.

Una nave, che è grande in un fiume, è piccola nel mare.

* L’uso delle METAFORE, anche ardite, in cui spesso un essere inanimato o astratto viene personificato e indicato come soggetto di un’azione propria di un uomo.

† A tempestate nos vindicat portus

Il porto ci sottrae alla tempesta

† Voluptas illa Epicuri quam sicca et sobria sit….

Quanto sia sobrio e astinente quel famoso piacere di Epicuro….

* L’uso della « VARIATIO » , per rompere la simmetria del periodo

† Expecto epistulas tuas, quibus mihi indices circuitus Siciliae quid tibi novi ostenderit et omnia de ipsa Charybdi certiora.

Aspetto tue lettere, nelle quali mi indichi che cosa di nuovo ti abbia rivelato il giro della Sicilia e ogni notizia più certa (che tu abbia) della stessa Cariddi.

* L’uso dell’«ANAFORA» , in sostituzione delle congiunzioni coordinanti, che renderebbero più scorrevole, ma anche più monotono, il periodo.

† Nemo fata convicio , nemo fletu , nemo legibus movet.

Nessuno muta i fatti con le imprecazioni, nessuno con il pianto, nessuno con le leggi.

* L’ANTICIPAZIONE DEL SOGGETTO, collocato all’inizio della proposizione e spesso anche prima della congiunzione subordinante.

† Charybdis an respondeat fabulis, perscribi mihi desidero.

Desidero che mi si scriva se Cariddi è conforme alle favole.

* La SOSTANTIVAZIONE DI AGGETTIVI E PARTICIPI, artificio frequente, anche se non esclusivo.

* L’uso dei PRONOMI NEUTRI PROLETTICI, con cui si anticipano completive o infinitive esplicative

illud scio , me alicui profuturum , si multos admonuero

quella cosa so per certo, che….

Consigli e considerazioni

Quando ci si trova di fronte ad un passo di Seneca, l’attenzione deve essere rivolta, più che alla struttura del periodo, che non è certamente più costruzione architettonica, alla struttura delle frasi, generalmente legate da coordinazione. Particolare considerazione si deve rivolgere

ai termini sottintesi, ma che possono essere compresi cercando di intuire il pensiero dell’autore;

• ad una frase che segue un punto fermo: tale frase potrebbe essere la spiegazione del concetto espresso in precedenza.

Fondamentale, per tradurre Seneca, è l’analisi lessicale dei termini, perché le singole parole, i giri di parole (locuzioni) e le frasi hanno sempre una notevole «densità di significato», non sempre facile da comprendere e da rendere, anche per il modo estremamente sintetico, con cui sono espresse. Il consiglio basilare è quello di operare la scelta del significato di un termine, considerando tutte le possibili implicazioni nel contesto in cui si trova e indirizzando la propria traduzione in base al titolo del brano o a quanto è stato espresso in precedenza.

IL LESSICO

Grandissima importanza ha nella prosa senecana, e crea non pochi problemi a livello di traduzione, il piano LESSICALE-SEMANTICO: non solo perché il lessico può essere di per sé ostico e difficile (soprattutto quando esprime sfumature etiche o psicologiche), ma anche e soprattutto perché le singole parole, come le locuzioni o le frasi, hanno sempre una particolare densità di significato, non facile da cogliere e da rendere, anche per il modo estremamente sintetico con cui sono di solito espresse. Si consiglia di operare la scelta dei significati, valutandoli bene e cercando di operare delle prove di contestualizzazione .

[ esempio ]

Seneca sta descrivendo i sintomi e gli effetti di una diffusa malattia dello spirito —l'inquietudine e l'insoddisfazione - che in chiave moderna si potrebbe chiamare "nevrosi". Con questo termine (o con quello più generico di "malattia") si dovrebbe perciò tradurre la parola vitium.

Autore: Prof. Silvano G.

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