Ciro e Callicratida - Plutarco versione greco Vita di Lisandro 6

CIRO E CALLICRATIDA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
VITA DI LISANDRO 6

Ὁ δὲ τούτους τε τῷ Καλλικρατίδᾳ δυσμενεστέρους ἐποίει ἔτι μᾶλλον, καὶ τῶν ὑπὸ Κύρου χρημάτων αὐτῷ δεδομένων εἰς τὸ ναυτικὸν τὰ περιόντα πάλιν εἰς Σάρδεις ἀνέπεμψεν, αὐτὸν αἰτεῖν, εἰ βούλοιτο, τὸν Καλλικρατίδαν καὶ σκοπεῖν ὅπως θρέψοι τοὺς στρατιώτας κελεύσας.

λοιπὸν οὖν ἦν ἐπὶ θύρας ἰόντα τῶν βασιλέως στρατηγῶν, ὥσπερ Λύσανδρος, αἰτεῖν· πρὸς ὃ πάντων ἀφυέστατος ἐτύγχανεν, ἀνὴρ ἐλευθέριος καὶ μεγαλόφρων, καὶ πᾶσαν ὑφ' Ἑλλήνων ἧτταν Ἕλλησιν ἡγούμενος εὐπρεπεστέραν εἶναι τοῦ κολακεύειν καὶ φοιτᾶν ἐπὶ θύρας ἀνθρώπων βαρβάρων, πολὺ χρυσίον, ἄλλο δ' οὐδὲν καλὸν ἐχόντων.

Ἐκβιαζόμενος δὲ ὑπὸ τῆς ἀπορίας, ἀναβὰς εἰς Λυδίαν εὐθὺς ἐπορεύετο εἰς τὴν οἰκίαν τοῦ Κύρου, καὶ φράζειν προσέταξεν ὅτι Καλλικρατίδας ὁ ναύαρχος ἥκει διαλεχθῆναι βουλόμενος αὐτῷ. τῶν δ' ἐπὶ θύραις τινὸς εἰπόντος, "Ἀλλ' οὐ σχολὴ νῦν, ὦ ξένε, Κύρῳ· πίνει γάρ, " ἀφελέστατά πως ὁ Καλλικρατίδας, "Οὐδέν, " ἔφη, "δεινόν· αὐτοῦ γὰρ ἑστὼς ἀναμενῶ, μέχρι πίῃ. " τότε μὲν οὖν δόξας ἀγροῖκός τις εἶναι καὶ καταγελασθεὶς ὑπὸ τῶν βαρβάρων ἀπῆλθεν· ἐπεὶ δὲ καὶ δεύτερον ἐλθὼν ἐπὶ θύρας οὐ παρείθη, βαρέως ἐνεγκὼν εἰς Ἔφεσον ᾤχετο, πολλὰ μὲν ἐπαρώμενος κακὰ τοῖς πρώτοις ἐντρυφηθεῖσιν ὑπὸ βαρβάρων καὶ διδάξασιν αὐτοὺς ὑβρίζειν διὰ πλοῦτον, ὀμνύων δὲ πρὸς τοὺς παρόντας ἦ μήν, ὅταν πρῶτον εἰς Σπάρτην παραγένηται, πάντα ποιήσειν ὑπὲρ τοῦ διαλυθῆναι τοὺς Ἕλληνας, ὡς φοβεροὶ τοῖς βαρβάροις εἶεν αὐτοὶ καὶ παύσαιντο τῆς ἐκείνων ἐπ' ἀλλήλους δεόμενοι δυνάμεως.

TRADUZIONE

Da parte sua Lisandro si comportava in modo da aumentare l'ostilità nei confronti di Callicratida e per questo rimandò a Sardi il denaro che gli era stato dato da Ciro per mantenere la flotta, sollecitando Callicratida, se voleva, ad andare di persona a chiedere altro denaro e a provvedere lui al mantenimento dei soldati.

L'unica possibilità rimasta era quindi chiederlo direttamente ai generali del re come peraltro aveva già fatto Lisandro; ma Callicratida era sicuramente il meno adatto a questo compito, poiché era un uomo libero e orgoglioso e riteneva che qualunque sconfitta inflitta dai Greci ad altri Greci fosse comunque più onorevole che adulare e frequentare le porte di barbari, il cui unico pregio era quello di possedere molto oro.

Costretto dalla mancanza di denaro, si diresse in Lidia, recandosi immediatamente alla residenza di Ciro e ordinò che annunciassero a Ciro che era giunto il navarco Callicratida che intendeva parlare con lui. Uno degli addetti alle porte gli rispose: "Straniero, Ciro in questo momento non può riceverti perché sta bevendo" e Callicratida rispose: "Non fa nulla: resterò ad aspettare che abbia finito di bere"In quel momento apparve ai barbari come un individuo rozzo e cominciarono a deriderlo e, quindi se ne andò.

Presentatosi un seconda volta alle porte non venne ricevuto, per cui rientrò ad Efeso, lanciando grandi maledizioni dirette a coloro che per primi si erano lasciati corrompere dalle ricchezze dei barbari e avevano sopportato di essere offesi da loro per la ricchezza e giurò ai presenti che, appena fosse rientrato a Sparta, si sarebbe in tutti i modi adoperato per riconciliare i Greci, affinché causassero paura ai barbari e cessassero di ricorrere ai loro denari per farsi guerra reciprocamente

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