Parole di Emilio Paolo a Perseo sconfitto - versione greco Plutarco

PAROLE DI EMILIO PAOLO A PERSEO SCONFITTO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco

Ο δε Περσευς, αισχιστον θεαμα, προβαλων αυτον επι στομα, και γονατων ορεξαμενος, ανεβαλλετο φωνας αγεννεις, και δεησεις, ας ουχ υπεμεινεν, ουδ' ηκουσεν ο Αιμιλιος, αλλα προσβληψας αυτον αλγουντι και λελυπημενω τω προσωπω: "Τι της τυχης (ειπεν), ω ταλαιπωρε, το μεγιστον αφαιρεις των εγκληματων, ταυτα πραττων, αφ' ων δοξεις ου παρ' αξιαν ατυχειν, ουδε του νυν, αλλα του παλαι δαιμονος αναξιος γεγονεναι;

Τι δε μου καταβαλλεις την νικην, και το κατορθωμα ποιεις μικρον, επιδεικνυμενος σεαυτον ου γενναιον, ουδε πρεττοντα Ρωμαιων ανταγωνιστην;

Αρετη τοις δυστυχουσι μεγαλην εχει μοιραν αιδους και παρα πολεμιοις: δειλια δε Ρωμαιοις, καν ευποτμη, παντη ατιμοτατον".

TRADUZIONE

Perseo - spettacolo indecente - lanciandosi bocconi, e tendendo le mani alle ginocchia di Emilio, cominciava a pronunciare parole indegne, e suppliche, che Emilio non sopportava, né volle udire, ma, guardandolo con espressione rattristata e sof­ferente, disse : « Perché mai, o disgraziato, cancelli la più grave delle accuse assegnabili alla sorte, compiendo gesti tali, da cui sembrerà che la tua sciagura non sia ingiustificata, e che tu fosti indegno del destino tuo, non di attuale, ma di quello passato? Perché sottovaluti la mia vittoria, e offendi la mia impresa, mostrandoti non dignitoso, e avversario non all'altezza dei Romani? II valore dà agli sconfitti grande rispetto anche da parte dei nemici: ma agli occhi dei Romani la paura, anche se baciata dalla fortuna, è total­mente spregevole ».

Traduzione di altro utente

Perseo, spettacolo vergognoso, essendosi gettato bocconi, e allungandosi verso le ginocchia di Emilio cominciava a dire parole vili, e suppliche, che Emilio non tollerava, né volle ascoltare, ma guardandolo con un'espressione triste e sofferente, disse: "Perché mai, o disgraziato, cancelli la più grave delle accuse contro la fortuna, facendo ciò, a causa delle quali sembrerà che tu sia immeritatamente sciagurato, e che sia stato indegno del destino tuo, non quello presente, ma quello passato? Perché sminuisci la mia vittoria, e rendi vile la mia impresa, mostrando te stesso non nobile, né degno avversario dei Romani? Il valore ha in sé gran parte di rispetto per gli sconfitti anche da parte dei nemici: ma la codardia, anche se baciata dalla fortuna, è per i Romani assolutamente disprezzabile".

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