Vita di Temistocle 18

καὶ γὰρ ἦν τῇ φύσει φιλοτιμότατος, εἰ δεῖ τεκμαίρεσθαι διὰ τῶν ἀπομνημονευομένων.

αἱρεθεὶς γὰρ ναύαρχος ὑπὸ τῆς πόλεως οὐδὲν οὔτε τῶν ἰδίων οὔτε τῶν κοινῶν κατὰ μέρος ἐχρημάτιζεν, ἀλλ' ἐπανεβάλλετο τὸ προσπῖπτον εἰς τὴν ἡμέραν ἐκείνην, καθ' ἣν ἐκπλεῖν ἔμελλεν, ἵν' ὁμοῦ πολλὰ πράττων πράγματα καὶ παντοδαποῖς ἀνθρώποις ὁμιλῶν μέγας εἶναι δοκῇ καὶ πλεῖστον δύνασθαι. τῶν δὲ νεκρῶν τοὺς ἐκπεσόντας ἐπισκοπῶν παρὰ τὴν θάλατταν, ὡς εἶδε περικειμένους ψέλια χρυσᾶ καὶ στρεπτούς, αὐτὸς μὲν παρῆλθε, τῷ δ' ἑπομένῳ φίλῳ δείξας εἶπεν· “ἀνελοῦ σαυτῷ· σὺ γὰρ οὐκ εἶ Θεμιστοκλῆς.

” πρὸς δέ τινα τῶν καλῶν γεγονότων, Ἀντιφάτην, ὑπερηφάνως αὐτῷ κεχρημένον πρότερον, ὕστερον δὲ θεραπεύοντα διὰ τὴν δόξαν, “ὦ μειράκιον, ” εἶπεν, “ὀψὲ μέν, ἀμφότεροι δ' ἅμα νοῦν ἐσχήκαμεν.

” ἔλεγε δὲ τοὺς Ἀθηναίους οὐ τιμᾶν αὐτὸν οὐδὲ θαυμάζειν, ἀλλ' ὥσπερ πλατάνῳ χειμαζομένους μὲν ὑποτρέχειν κινδυνεύοντας, εὐδίας δὲ περὶ αὐτοὺς γενομένης τίλλειν καὶ κολούειν. τοῦ δὲ Σεριφίου πρὸς αὐτὸν εἰπόντος, ὡς οὐ δι' αὑτὸν ἔσχηκε δόξαν, ἀλλὰ διὰ τὴν πόλιν, “ἀληθῆ λέγεις, ” εἶπεν, “ἀλλ' οὔτ' ἂν ἐγὼ Σερίφιος ὢν ἐγενόμην ἔνδοξος, οὔτε σὺ Ἀθηναῖος. ”

Ed infatti era per natura molto desideroso di gloria, se bisogna giudicare dalle cose che si raccontano (su di lui).

Eletto infatti dalla città ammiraglio nessun affare né pubblico né privato trattava individualmente (κατὰ μέρος individualmente), ma rimandava tutto ciò che gli capitava, al giorno in cui era sul punto di salpare affinché facendo molte azioni importanti contemporaneamente e dando udienza a gente d'ogni genere apparisse essere un grande uomo, e si potesse sentire più grande. Osservando i cadaveri dei barbari rigettati dal mare sulla riva, come vide che avevano indosso dei braccialetti e collane d'oro egli passò oltre ma monstrandoli all'amico che lo seguiva: "Prendili per te - gli disse - tu non sei Temistocle.".

Ad uno che era stato una bellezza, Antifate, e che una volta lo aveva trattato con superbia, ma in seguito gli faceva la corte per la sua fama: "ragazzo mio" gli disse " un pò tardi si, ma abbiamo messo giudizio tutti e due." Diceva poi che gli ateniesi non lo onoravano né lo ammiravano ma nel momento del pericolo correvano da lui come riparandosi sotto un platano, allo scoppio di un temporale, ma poi, tornato il bel tempo sfrondavano l'albero e ne tagliavano i rami.

Avendogli detto un tale di Serifo che non per se stesso era celebre ma per la sua città: E' vero quello che tu dici" gli rispose "ma come io non sarei diventato famoso se fossi stato di Serifo, così neanche tu se fossi nato ad Atene."

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