Chi giudica deve essere libero dalle passioni - Versione Sallustio

Chi giudica deve essere libero dalle passioni
Autore: Sallustio Cotidie Legere

Omnis homines qui de rebus dubiis consultant, ab odio, amicitia, ira atque misericordia vacuos esse decet.

Haud facile animus verum providet, ubi illa officiunt, neque quisquam omnium lubidini simul et usui paruit. Ubi intenderis ingenium, valet; si lubido possidet, ea dominatur, animus nihil valet. Magna mihi copia est memorandi, patres conscripti, quae reges atque populi ira aut misericordia inpulsi male consuluerint. Sed ea malo dicere, quae maiores nostri contra lubidinem animi sui recte atque ordine fecere. Bello Macedonico, quod cum rege Perse gessimus, Rhodiorum civitas magna atque magnifica, quae populi Romani opibus creverat, infida et advorsa nobis fuit. Sed postquam bello confecto de Rhodiis consultum est, maiores nostri, ne quis divitiarum magis quam iniuriae causa bellum inceptum diceret, inpunitos eos dimisere. Item bellis Punicis omnibus, cum saepe Carthaginienses et in pace et per indutias multa nefaria facinora fecissent, numquam ipsi per occasionem talia fecere: magis, quid se dignum foret, quam quid in illos iure fieri posset, quaerebant.


Tutti gli uomini che giudicano su casi dubbi devono essere esenti da malevolenza, da ira, da pietà. L'animo non distingue facilmente il vero se è da esse offuscato, e mai nessuno servì insieme la passione e l'interesse. Se tendi lo spirito, esso ha tutta la sua forza; se domina la passione, essa ha il potere, l'animo nulla vale. Ho grande abbondanza di memorie, o padri coscritti, sulla quantità di cattive decisioni prese da re e popoli, spinti dall'ira o dalla pietà;

ma preferisco parlare di quella che i nostri avi presero secondo probità e giustizia dominando la loro passione. Nella guerra di Macedonia che facemmo al re Perseo, la grande e opulenta città di Rodi, che aveva prosperato con l'aiuto dei Romani, ci fu infida e avversa. Ma dopo che, finita la guerra, si deliberò sui Rodiesi, i nostri avi, non volendo che alcuno li accusasse di aver fatto la guerra più per le ricchezze che per l'offesa ricevuta, li lasciarono impuniti. Ugualmente in tutte le guerre puniche, mentre i Cartaginesi durante gli intervalli di pace e le tregue compirono atroci misfatti, i nostri avi all'occasione non ne compirono di tali; cercavano di fare ciò che fosse degno di loro, piuttosto che giuste ritorsioni contro di quelli.

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