De coniuratione Catilinae XX

Postquam res publica in paucorum potentium ius atque dicionem concessit, semper illis reges, tetrarchae vectigales esse, populi, nationes stipendia pendere;

Dopo che lo Stato è passato sotto l'arbitrio ed il controllo di pochi potenti, sempre i re ed i tetrarchi sono stati soggetti a tributo nei loro confronti, i popoli, le nazioni hanno pagato imposte;

tutti noi altri, valorosi, onesti, nobili ed ignobili, fummo plebaglia senza credito, senza autorità, soggetti ad uomini tali che a loro incuteremmo paura se esistesse un'autentica repubblica. Pertanto ogni influenza, potere, carica pubblica, ricchezza sono nelle loro mani o dove essi vogliono;

a noi hanno lasciato i pericoli, gli insuccessi, i processi, la miseria. Fino a quando, insomma, consentirete queste cose, voi, coraggiosissimi uomini? Non è preferibile morire valorosamente piuttosto che perdere ignobilmente una vita misera e senza onor e, dove (nella quale) si sia stati oggetto di scherno alle insolenze altrui?

No, davvero! La vittoria, in nome degli dei e degli uomini, è nelle nostre mani, la nostra età è vigorosa, il nostro animo è forte; invece tutte le cose per loro  sono invecchiate per gli anni e per le ricchezze. C'è solo bisogno di incominciare, il resto si risolverà.

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