Bene pubblico e interesse privato - Sant'Ambrogio versione latino urbis et orbis

Bene pubblico e interesse privato
versione latino Sant'Ambrogio
Urbis et Orbis 2 n. 319 n° 664

Formicae, apes, ciconiae aliorum etiam causa quaedam faciunt.

multo haec coniunctius homines. itaque natura sumus apti ad coetus, concilia, civitates. Quod nemo in summa solitudine vitam agere velit ne cum infinita quidem voluptatum abundantia, facile intellegitur nos ad coniunctionem congregationemque hominum et ad naturalem communitatem esse natos. Inpellimur autem natura, ut prodesse velimus quam plurimis in primisque docendo rationibusque prudentiae tradendis. Mundum autem censent regi numine deorum, eumque esse quasi communem urbem et civitatem hominum et deorum, et unum quemque nostrum eius mundi esse partem; ex quo illud natura consequi, ut communem utilitatem nostrae anteponamus.

ut enim leges omnium salutem singulorum saluti anteponunt, sic vir bonus et sapiens et legibus parens et civilis officii non ignarus utilitati omnium plus quam unius alicuius aut suae consulit. nec magis est vituperandus proditor patriae quam communis utilitatis aut salutis desertor propter suam utilitatem aut salutem.

ex quo fit, ut laudandus is sit, qui mortem oppetat pro re publica, quod deceat cariorem nobis esse patriam quam nosmet ipsos. Quoniamque illa vox inhumana et scelerata ducitur eorum, qui negant se recusare quo minus ipsis mortuis terrarum omnium deflagratio consequatur—quod vulgari quodam versu Graeco pronuntiari solet—, certe verum est etiam iis, qui aliquando futuri sint, esse propter ipsos consulendum

Le formiche, le api, le cicogne compiono certe azioni anche per altri Gli uomini fanno queste cose in modo più stretto.

Perciò siamo stati resi dalla natura idonei all'unione ai vincoli della vita sociale. Poiché nessuno vuole trascorrere la vita in somma solitudine neppure con infinita abbondanza di piaceri, si capisce facilmente che noi siamo nati per un’unione e aggregazione di uomini e per una comunità naturale. Siamo poi spinti dalla natura a voler giovare al maggior numero possibile di persone sia soprattutto insegnando sia dando norme di saggezza. (gli stoici) Ritengono quindi che l'universo sia retto dalla potenza divina, e, come dire, dimora e città comune sia agli uomini che agli dèi; (ritengono che) questo nostro mondo sia solo una porzione di quell'universo.

Ne deriva, per natura, che siamo portati ad anteporre l'utile comune al nostro. Come, infatti, le leggi salvaguardano prima la sicurezza della collettività che dei singoli individui, allo stesso modo l'uomo retto e saggio, rispettoso delle leggi e non ignaro del dovere di cittadino, provvede più a ciò ch'è utile alla collettività, che a ciò ch'è utile per ciascun singolo o per sé.

Chi non cura l'interesse o la sicurezza della patria non è da biasimare meno del traditore della patria, perché (compie azioni, agisce) in vista del proprio egoistico utile o sicurezza. Se ne ricava chedeve esser ricoperto di lode chi si sacrifica per lo Stato, poiché è cosa buona e giusta che la patria sia per noi più cara della nostra stessa persona Benché sia in auge (ducitur) quella voce inumana e scellerata di quelli i quali negano di rifiutare che, dopo essere morti, consegua la distruzione di tutte le terre, certamente è vero che devono provvedere anche che a coloro, che un giorno verranno dopo di noi.

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