La temperatura dell'alta montagna (Versione latino Seneca)

La temperatura dell'alta montagna
Autore: Seneca

Contra quidam aiunt cacumina montium hoc calidiora esse debere, quo propiora soli sunt: qui mihi uidentur errare, quod Apenninum et Alpes et alios notos ob eximiam altitudinem montes in tantum putant crescere, ut illorum magnitudo sentire solis uiciniam possit: excelsa sunt ista, quamdiu nobis comparantur;

at uero, ubi ad uniuersum respexeris, manifesta est omnium humilitas. Inter se uincuntur et uincunt; ceterum in tantum nihil attollitur, ut in collatione totius ulla sit uel maximis portio: quod nisi esset, non diceremus totum orbem terrarum pilam esse.
Pilae proprietas est cum aequalitate quadam rotunditas, aequalitatem autem hanc accipe quam uides in lusoria pila: non multum illi commissurae et rimae [earum] nocent quo minus par sibi ab omni parte dicatur. Quomodo in hac pila nihil illa interualla officiunt ad speciem rotundi, sic ne in uniuerso quidem orbe terrarum editi montes, quorum altitudo totius mundi collatione consumitur.
Qui dicit altiorem montem, quia solem propius excipiat, magis calere debere, idem dicere potest longiorem hominem citius quam pusillum debere calefieri et caput citius quam pedes: at quisquis mundum mensura sua aestimauerit et terrain cogitauerit tenere puncti locum, intelleget nihil in illa posse ita eminere, ut caelestia magis sentiat, velut in propinquum illis accesserit.
Montes isti, quos suspicimus, et uertices aeterna niue obsessi nihilominus in imo sunt; et propius quidem est a sole mons quam campus aut uallis, sed sic quomodo est pilus pilo crassior. Isto enim modo et arbor alia magis quam alia dicetur uicina caelo.

Quod est falsum, quia inter pusilla non potest magnum esse discrimen, nisi dum inter se comparantur.
Contro questa teoria alcuni obiettano che le vette dei monti devono essere più calde proprio perché sono più vicine al sole: a me sembra che si sbaglino a credere che l’Appennino e le Alpi e gli altri monti conosciuti per la loro altezza straordinaria si elevino abbastanza da poter avvertire l’effetto della vicinanza del sole.
Queste vette sono altissime, finché le confrontiamo con noi; ma se prendi in considerazione l’intero universo, appare evidente che sono tutte bassissime. Solo tra di loro alcune sono più alte di altre; del resto, nessuna si innalza abbastanza perché anche quelle più grandi contino qualcosa in confronto al globo intero: se non fosse così, non diremmo che, nell’insieme, il globo terrestre è una sfera.
La caratteristica propria di una sfera è la sua rotondità uniforme, e per uniformità intendi quella che si può vedere in una palla da gioco, le cui giunture e fessure non impediscono di dire che essa è uguale da tutte le parti.

Come in questa palla quegli interstizi non impediscono che essa appaia rotonda, così anche nell’universo nel suo insieme non lo impediscono le grandi montagne, la cui altezza al paragone col mondo intero scompare.
Chi dice che una montagna più alta deve essere più calda perché riceve il sole da una distanza più ravvicinata, potrebbe dire allo stesso modo che un uomo più alto deve riscaldarsi più rapidamente di uno basso, e la testa più rapidamente dei piedi. Ma chiunque misurerà il mondo utilizzando il metro che gli si addice, e si renderà conto che la terra occupa lo spazio di un punto, comprenderà che in essa niente può essere così alto da sentire maggiormente gli influssi dei corpi celesti, come se si fosse avvicinato di più a essi.
Queste montagne che noi guardiamo dal basso in alto e le cime assediate da una neve eterna sono, ciò nondimeno, molto in basso; una montagna è sì più vicina al sole di una pianura o di una valle, ma allo stesso modo in cui un pelo è più grosso di un altro pelo. Infatti, con lo stesso criterio si dirà anche che un albero è più vicino al cielo di un altro albero. E questo è falso, perché tra cose minuscole non può esserci una gran differenza, se non finché vengono confrontate l’una con l’altra.

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