Lo svago è necessario (Versione Seneca da Nova Lexis)

Lo svago è necessario
Autore: Seneca
Nova Lexis n. 8 pag. 406

Miscenda ista sunt: solitudo et frequentia: sic erit altera alterius remedium.

Nam odium turbae sanabit solitudo, taedium solitudinis turba. Nec semper in eadem intentione aequaliter retinenda est mens, sed interdum ad iocos revocanda. Cum puerulis Socrates ludere non erubescebat et Cato ille, cuius severi mores ab omnibus imitandi putantur, vino laxabat animum curis publicis defatigatum, et Scipio corpus movebat ad numeros, non molliter et inverecunde, sed ut antiqui illi viri solebant inter lusum ac festa tempora virilem in modum tripudiare. Danda est animis remissio: ex remissione et requiete meliores acrioresque surgent. Ut fertilibus agris non est imperandum - cito enim illos exhauriet non intermissa fecunditas - ita animorum et languor. Nec ad lusus iocsque tanta cupiditate homines tenderent, nisi naturalem quandam voluptatem haberent: at eourum frequns usu omne animi pondus omenmque vim eripiet: nam et somnus refectioni necessaruius est, hic tamen semper diem noctemque continuus mors erit.


Si devono mescolare queste cose: la solitudine e la compagnia: così l'una sarà il rimedio dell'altra. Infatti la solitudine sanerà l'odio della folla, la folla il disgusto della stessa (solitudine). Né in egual modo si deve sempre mantenere la mente nella medesima intenzione, ma talvolta bisogna richiamarla agli svaghi.

Socrate non si vergognava di giocare con i fanciulli e quel Catone, di cui i morigerati costumi da tutti sono ritenuti da imitare (che) rilassava con il vino l'animo affaticato dagli impegni politici, e Scipione muoveva il corpo ai ritmi della danza, non mollemente e sfacciatamente, ma come quegli antichi uomini erano soliti tra il divertimento e i tempi festivi danzare mantenendo un ortamento virile. Bisogna concedere riposo agli animi: dal riposo e dalla quiete essi risorgeranno migliori e più energici. Come non si possono comandare i campi fertili - infatti una fertilità incessante li depaupererà in fretta in moto tale che una fatica incessante distruggerà gli impeti degli animi.

Infatti è nato dalla diligenza dei lavori qualche indebolimento degli animi e la fiacchezza. Né gli uomini si protenderebbero con così grande desiderio al divertimento e agli svaghi se non avessero un certo naturale desiderio: ma un uso frequente di quelli porterà via ogni peso e tutta la forza dell’animo: infatti anche il sonno è necessario a ridare forza, questo se continuato sempre di giorno e notte diventerà morte.

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