Come Cesare trattava i soldati (Versione Svetonio)

Militem neque a moribus neque a fortuna probabat, sed tantum a viribus, tractabatque pari severitate atque indulgentia.

Non giudicava un soldato né dagli usi né dalla fortuna, ma solamente dalla forza fisica, e si comportava con la stessa severità e benevolenza.

Infatti non costringeva all'obbedienza ovunque e sempre, ma solo quando il nemico fosse vicino: allora infatti (diveniva) un severissimo sostenitore della disciplina, tanto che non annunciava l'istante né della marcia né della battaglia, ma conduceva all'improvviso allestito e al meglio della tensione in ogni momento dove volesse.

D'altra parte incoraggiava gli uomini spaventati dalla reputazione delle truppe nemiche non negandola o sminuendola, ma portandola all'eccesso e mentendo. Dunque, poiché l'attesa dell'arrivo di Giuba era angosciosa, convocati i soldati in assemblea, disse: "Sappiate che fra pochissimi giorni il re verrà con dieci legioni, trentamila cavalieri, centomila soldati armati alla leggera e trecento elefanti.

Dunque certi uomini smettano di cercare altre informazioni o di far congetture e credano a me, che lo so con certezza; oppure ordinerò certamente che, imbarcati su una nave vecchissima, siano portati da qualunque vento verso qualsiasi terra.

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