Il testamento di Cesare - Laboratorio Tantucci versione latino Svetonio

Il testamento di Cesare versione latino Svetonio traduzione libro Il Tantucci Laboratorio 2 pagina 52 numero 33

Exanimis diffugientibus cunctis aliquamdiu iacuit, donec lecticae impositum, dependente brachio, tres servuli domum rettulerunt.

Restò a terra lungamente senza vita mentre tutti erano scappati di qua e di là, finché, adagiatolo su una lettiga, con un braccio abbandonato, tre giovani schiavi lo portarono a casa.

Secondo quanto riteneva il medico Antistio, non fu trovata tra tutte le ferite nessuna che fosse mortale, se non quella che, al secondo colpo, aveva ricevuto al petto. Vi era stata nei congiurati l'intenzione di trascinare il corpo dell'ucciso fino al Tevere, confiscare i (suoi) beni, annullare i (suoi) atti di governo, ma desistettero per paura del console Marco Antonio e di Lepido, comandante della cavalleria.

Per richiesta del suocero Lucio Pisone fu aperto e letto in casa di Antonio il suo testamento, che era stato redatto nelle ultime Idi di Settembre nella sua villa di Labico. Quinto Tuberone riferisce che da lui veniva designato abitualmente come erede, dal suo primo consolato fino all'Inizio della guerra civile, Gneo Pompeo, e che aveva riferito ciò ai soldati in un'adunanza.

Ma nell'ultimo testamento istituì eredi tre nipoti delle sorelle, Caio Ottavio per tre quarti, e Lucio Pinario e Quinto Pedio per la quarta parte residua; in fondo alla tavoletta (su cui scrisse) adottò Caio Ottavio e gli diede anche il suo nome.

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