Qualità e debolezze di Cesare

Vini parcissimum ne inimici quidem negaverunt.

Marci Catonis est: unum ex omnibus Caesarem ad euertendam rem publicam sobrium accessisse....et onera bellorum ciuilium et triumphorum ac munerum sustinuit impendia.

Testo latino completo

Anche i suoi nemici dicono che fu assai parco nell'uso del vino.

È di Marco Catone il detto: «Fra tutti coloro che si apprestarono a rovesciare lo Stato, solo Cesare era sobrio.» Nei riguardi del vitto Gaio Oppio lo mostra tanto indifferente che una volta, essendogli stato servito da un ospite olio rancido al posto di olio fresco, mentre tutti gli altri convitati si risentivano, lui solo se ne mostrò entusiasta, per non aver l'aria di rimproverare l'ospite stesso della sua negligenza o della sua mancanza di buon gusto. Conservò la moderazione sia durante i periodi di comando, sia durante le sue magistrature. Secondo quanto affermano alcuni autori nei loro scritti, quando era proconsole in Spagna, non si fece riguardo di prendere denaro dai suoi alleati, dopo averlo mendicato, per pagare i suoi debiti, e distrusse, come nemiche, alcune città dei Lusitani, sebbene non si fossero rifiutate di versare i contributi imposti e gli avessero aperto le porte al suo arrivo.

secondo quanto affermano alcuni autori nei loro scritti, quando era proconsole in Spagna, non si fece riguardo di prendere denaro dai suoi alleati, dopo averlo mendicato, per pagare i suoi debiti, e distrusse, come nemiche, alcune città dei Lusitani, sebbene non si fossero rifiutate di versare i contributi imposti e gli avessero aperto le porte al suo arrivo. In Gallia spogliò le cappelle e i templi degli dei, piene di offerte votive e distrusse città più spesso per far bottino che per rappresaglia. In tal modo arrivò ad essere così pieno d'oro da farlo vendere in Italia e nelle province a tremila sesterzi la libbra. Durante il suo primo consolato sottrasse dal Campidoglio tremila libbre d'oro e le rimpiazzò con un peso uguale di bronzo dorato. Concesse alleanze e regni, dietro versamento di denaro, e al solo Tolomeo estorse, a nome suo e di Pompeo, circa seimila talenti. È chiaro quindi che grazie a queste evidenti rapine e a questi sacrilegi poté sostenere sia gli oneri delle guerre civili, sia le spese dei trionfi e degli spettacoli.

Altra versione con questo titolo (testo diverso)

Vini parcissimum ne inimici quidem negaverunt.

Anche i nemici dicono che fu molto parco del vino. È di Marco Catone: che solo Cesare (era) sobrio fra tutti quelli che si aggiungevano a rovesciare lo Stato. Difatti riguardo il vitto Gaio Oppio prova a tal punto indifferente che una volta messo a tavola da un ospite olio rancido al posto del fresco mentre tutti gli altri disdegnavano anche scriveva che solo lui avesse desiderato più abbondante, per non sembrare di rimproverare l’ospite o della negligenza o della grossolanità. Mostrò integrità né durante i comandi né durante le magistrature. Come infatti alcuni hanno affermato nei loro documenti scritti, mentre era proconsole in Spagna ricevette denaro dagli alleati avendolo mendicato per saldare i debiti e ostilmente distrusse alcune città dei Lusitani , benché non rifiutassero gli ordini imposti ed aprissero le porte a lui che veniva. In Gallia spogliò i santuari ed i templi degli dei pieni di doni votivi, distrusse città più spesso per bottino che per colpa; da cui il fatto che abbondò di oro da venderlo per l’Italia e le provincie a tre mila sesterzi la libbra. Durante il primo consolato sottratto tre mila libbre d’oro dal Campidoglio sostituì altrettanto bronzo indorato.(by Stuurm)

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