Coriolano si arrende alle preghiere della madre (Versione latino Valerio Massimo)

Coriolano si arrende alle preghiere della madre
versione latino Valerio Massimo traduzione
libro Latina Lectio pagina 54 e libro Instrumenta

Coriolanus, maximi animi vir et altissimi consilii optimeque de re publica meritus, proditionis accusatus et iniquissima damnatione prostratus, ad Volscos, tum Romanis infestos, exulandi causa confugit.

Coriolano, uomo di sommo coraggio e di altissima saggezza e giustamente meritevole (benemerito) riguardo lo stato, accusato di tradimento e colpito da un'ingiustissima pena, si rifugiò presso i Volsci, allora nemici dei Romani, per vivere in esilio.

La virtù ovunque è stimata moltissimo. E quindi era andato a cercare un rifugio in qualche luogo lì ottenne in breve un sommo comando; e successe (succede) che i Romani (lo) sperimentano come acerrimo nemico quello che non volevano avere in patria come comandante.

Perciò quel fastidioso popolo che non aveva avuto riguardo (per) Coriolano, fu riunito a supplicare l'esule. Mandati a lui per implorare grazia, gli ambasciatori non ottennero nulla; mandati poi i sacerdoti con le bende sacre ugualmente ritornarono senza esito positivo.

Allora Veturia, madre di Coriolano, portando con se sua (la propria) moglie Volumnia e i figli, giunse all'accampamento dei Volsci per persuadere il figlio. Quando il figlio guardò il suo volto disse: " Hai annientato e hai vinto la mia ira, o patria, con le preghiere di queste donne", e di continuo liberò il territorio romano dalle armi nemiche.

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