Integrità e modestia di Catone (Versione latino Valerio Massimo)

Integrità e modestia di Catone
Autore: Valerio Massimo
Nuovo Comprendere e Tradurre pag. 368 N° 440

Aegyptorum regis.

Quando era questore, Catone il Censore ( maior= maggiore) fu inviato nell'isola di Cipro a raccogliere il denaro di Tolomeo, re d'Egitto, dal quale il senato e il popolo di Roma erano stati nominati eredi.

(Egli) sbrigò quella cosa (quell'incarico) dimostrando ineccepibile onestà e competenza. La somma che si ricavò da quella eredità si rivelò maggiore di quanto si potesse sperare: (Egli) fece imbarcare sulle navi tesoriere, alla volta dell'Italia, pressappoco 7mila talenti e una gran quantità di tesori. Inoltre, per scongiurare i pericoli di un naufragio, (Egli) ricorse al seguente espediente: con una lunga corda, legò ad ogni base in cui era stato riposto il tesoro, la corteccia di sughero, tal che - se per un malaugurato caso la nave fosse affondata, durante il tragitto, a causa di una tempesta o di qualche accidente, la corteccia, salendo a galla, avrebbe indicato il punto in cui il tesoro era affondato.

Il giorno in cui (Eagli) tornò Roma, portando il tesoro intatto, il Senato e praticamente l'intera popolazione gli si fece incontro, accogliendolo con un trionfo senza pari. Dal Senato e dal popolo gli furono porti ringraziamenti ufficiali, gli fu conferita la pretura e il diritto di assistere ai giochi con indosso la pretesta. Ma (Egli) declinò tale onore, affermando che non era cosa giusta (era cosa iniqua) fregiarsi di un onore mai tributato ad alcuno.

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