Una profezia di sciagura (Versione latino Valerio Massimo)

Una profezia di sciagura Valerio Massimo
Verte Mecum pag. 375

Apud Actium M. Antonimi fractis opibus, Cassius Parmensis, qui partes eius secutus est, Athenas confugit.

Dopo che le forze di Antonio erano state sbaragliate ad Azio, Cassio Parmense, suo partigiano, se ne fuggì ad Atene.

Qui, nel cuore della notte, mentre riposava nel letto con la mente in preda ad incubi ed ansie, credette (di scorgere) un uomo gigantesco, nero di pelle, con barba folta e i capelli arruffati venirgli incontro. Chiestogli chi fosse, così (gli) rispose: "Sappi che io sono il tuo genio di malaugurio ". Atterrito allora dall'aspetto tetro e dall'orribile nome, Cassio chiamò a gran voce i servi e chiese loro se per caso avessero visto qualcuno che rispondeva a quella descrizione entrare nella camera da letto e (poi) uscir(ne). Quando quelli gli assicurarono che nessuno vi era entrato, (Cassio) si quietò e si rimise a dormire, ma la visione gli si ripresentò.

E così, svegliatosi completamente, dispose che gli si portasse un lume dentro (la camera) e vietò ai servi di lasciarlo (solo). (Ebbene) trascorse pochissimo tempo tra questa notte e il (giorno del) supplizio capitale cui lo condannò Cesare.

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