Zenone di Elea (Versione latino)

Dal libro Verba et Sententiae

Zenon Elea in excitandis ad vigorem iuvenum animis promptissimus, praeceptorum fidem exemplo virtutis suae publicavit: patriam enim egressus, in qua frui secura libertate poterat, Agrigentum miserabili servitute obrutum petiit, tanta fiducia ingenii ac morum suorum fretus, ut speraverit et tyranno et Phalari vaesanae mentis feritatem a se deripi posse.

Zenone di Elea, assai risoluto nello sdegnare la natura ed estremamente attivo nello stimolare gli animi dei giovani all'attività, manifestò l'autorità dei precettori con l esempio della sua virtù.

Andato via dalla patria, nella quale aveva potuto servirsi di una sicura libertà, si rifugiò ad Agrigento schiacciato da una miserabile servitù poiché, confidando nell'intelligenza e nei modi (suoi), sperava di estirpare la crudeltà al tiranno Falaride.Ma dopo che intuì che la consuetudine del dominio era più forte in Falaride dei suoi piani, sollevò i giovani più nobili di quella città con il desiderio di liberare la patria.

Conosciuta dal tiranno il giudizio di questa cosa, convocato il popolo nel foro, iniziò a torturarlo con ogni genere di tortura, chiedendo l'identità di quelli che avevano partecipato al piano.

Ma quello non fece il nome di nessuno di quelli, ma rese tutti i più fedeli sospetti al tiranno, e rimproverando l'ignavia degli abitanti di Agrigento e la timidezza fece in modo che, destati dalle parole del filosofo, abbattessero il tiranno con delle pietre.Dunque non la voce d' un vecchio posto al tormento, supplichevole e lamentosa, ma una forte esortazione mutò tutto l' animo e la fortuna d' una città.

Diversa dal libro Versioni Latine per il Biennio Pagina 276 Numero 309

Zeno Eleates, patria egressus, in qua frui secura libertate poterat, Agrigentum miserabili servitute oppressum se contulit, quod, ingenio ac moribus fisus, ...

Zenone, andato via dalla patria, nella quale aveva potuto servirsi di una sicura libertà, si rifugiò ad Agrigento schiacciato da una miserabile servitù poiché, confidando nell'intelligenza e nei modi (suoi), sperava di estirpare la crudeltà al tiranno Falaride. Ma dopo che intuì che la consuetudine del dominio era più forte in Falaride dei suoi piani, sollevò i giovani più nobili di quella città con il desiderio di liberare la patria. Conosciuta dal tiranno il giudizio di questa cosa, convocato il popolo nel foro, iniziò a torturare Zenone con ogni genere di tortura, chiedendo l'identità di quelli che avevano partecipato al piano. Ma quello non fece il nome di nessuno di quelli, ma rese tutti i più fedeli sospetti al tiranno, e rimproverando l'ignavia degli abitanti di Agrigento e la timidezza fece in modo che, destati dalle parole del filosofo, abbattessero il tiranno con delle pietre.

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