Costumi dei Saraceni

Apud saracenos, omnes pari sorte sunt bellatores, seminudi coloratis sagulis pube tenus amicti, equorum camelorum adiumento per diversa raptantes, in tranquillis vel turbidis rebus: nec eorum quisquam aliquando stivam apprehendit vel arborem colit aut arva subigendo quaeritat victum, sed errant semper per spatia longe lateque distenta, sine lare, sine sedibus fixis aut legibus: nec idem perferunt diutius caelum.

Versione latino di Ammiano Marcellino del libro Le ragioni del Latino

Presso i Saraceni tutti sono guerrieri di pari grado, seminudi con colorati mantelli fino al fianco con l'aiuto di cavalli e cammelli che trascinano in ogni direzione, verso tranquille o confuse situazioni: e neppure qualcuno di loro qualche volta afferra il manico dell'aratro o coltiva un albero o cerca di procurarsi il cibo lavorando il terreno, ma vagano sempre per spazi estesi in lungo ed in largo, senza dimora familiare senza fisse sedi e senza leggi.

E non sopportano molto a lungo lo stesso clima, la loro vita è sempre in una fuga, il vitto per tutti è la carne di selvaggina e una grande quantità di latte con il quale si nutrono e moltissime erbe e se ne hanno la possibilità alcuni uccelli presi a caccia.

E noi vedemmo la maggior parte (i più) che ignoravano totalmente l'uso del frumento e del vino.

Saraceni tamen nec amici nobis umquam, nec hostes optandi, ultro citroque discursantes, quidquid inveniri poterat, momento temporis parvi vastabant, milvorum rapaci vitae similes: qui si praedam dispexerint celsius, volatu rapiunt celeri, aut si impetraverint, non immorantur.

Dal libro latino italiano versioni per il triennio pagina 368 numero 256

Tuttavia non ci dobbiamo augurare di avere i Saraceni né come amici né mai come nemici, dato che essi imperversando di qua e di là, devastavano nel volgere di poco tempo, tutto quello che riuscivano a trovare, simili a falchi predatori della vita: e questi, se hanno avvistato da considerevole altezza una preda, la ghermiscono in volo con rapidità, o se l'hanno catturata, non si fermano. [...]. Presso queste popolazioni, la cui origine avendo il proprio esordio dagli Assiri, si estende alle cataratte del Nilo e ai territori dei Blemmi, sono tutti guerrieri per pari condizione, seminudi, coperti limitatamente all'inguine da drappi colorati, che si servono di cavalli e di cammelli snelli e veloci che trascinano (raptantes) in ogni direzione, verso situazioni tranquille o turbolente. E nessuno (quisquam) di loro prende mai in mano il manico dell'aratro, o pianta un albero, o cerca di procurarsi il cibo coltivando la terra: ma sempre vagano per spazi estesi in lungo e in largo, senza dimora familiare, senza sedi fisse o leggi. E non sopportano più a lungo lo stesso clima né gradiscono mai di vivere per un certo periodo di tempo in un unico territorio. La loro esistenza è una continua fuga, e le mogli vengono prese in affitto secondo un contratto temporaneo [...]. Per tutti il nutrimento è costituito dalla carne di animali selvatici, e dall'abbondante quantità di latte dalla quale hanno sostentamento, e da molte varietà di erbe, e dagli uccelli, se possono essere catturati durante la caccia, ma abbiamo potuto notare che la maggior parte di loro ignora del tutto l'uso del grano e del vino.

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