Aristotele, Politica 1302a

Ἐπεὶ δὲ σκοποῦμεν ἐκ τίνων αἵ τε στάσεις γίνονται καὶ αἱ μεταβολαὶ περὶ τῆς πολιτείας, ληπτέον καθόλου πρῶτον τὰς ἀρχὰς καὶ τᾶς αἰτίας αὐτῶν. […]

Poiché stiamo considerando da quali fattori nascano le rivoluzioni e gli stravolgimenti della costituzione, deve in primo luogo essere compreso (ληπτέον agg. verbale di λαμβάνω, prendo o comprendo) le origini e le cause in generale di essi.

Δεῖ γᾶρ λαβεῖν πῶς τε ἔχοντες στασιάζουσι καὶ τίνων ἕκενεν, καὶ τρίτον τίνες ἀρχαὶ γίγνονται τῶν πολιτικῶν ταραχῶν καὶ τῶν πρὸς ἀλλήλους στάσεων.

Infatti bisogna capire come coloro che hanno delle proprietà (ἔχοντες: letter., gli aventi) si ribellino e per quali motivi, e in terzo luogo quali siano (γίγνονται: essere nel senso di venire all’essere) le origini dei disordini politici e delle discordie reciproche (πρὸς ἀλλήλους).

Οἱ μὲν γὰρ ἰσότοτης ἐφιέμενοι στασιάζουσιν, ἄν νομίζουσιν ἔλαττον ἔχειν ὄντες ἴσοι τοῖς πλεονεκτοῦσιν,

Infatti da una parte i patrocinatori (ἐφιέμενοι part. pres. medio pass. di ἐφ- ἵημι: “mando su, verso”) dell’eguaglianza insorgono, qualora (ἄν) ritengano di avere meno pur essendo [ritenendosi] uguali a coloro che sono (a essi, sott.) superiori (πλεονεκτοῦσιν part. pres. att. terza pers. plur. di πλεονεκτέω),

οἱ δὲ τῆς ἀνισότητος καὶ τῆς ὑπεροχῆς, ἂν ὑπολαμβάνωσιν ὄντες ἄνισοι μὴ πλέον ἔχειν ἀλλ'ἴσον ἢ ἔλαττον·

dall’altra i (sostenitori, sott.) della diseguaglianza e della supremazia, qualora (ἄν) credano, pur essendo [ritenendosi] non uguali, di non (l’uso del μὴ sottolinea la componente volitiva e soggettiva della negazione…) avere di più ma lo stesso o meno;

ἐλάττους τε γάρ ὄντες, ὅπως ἴσοι ὦσι στασιάζουσι, καὶ ἴσοι ὄντες, ὅπως μείζους.(*)

e infatti se sono da meno, si ribellano come se fossero (ὦσι cong. pres. di εἰμί) eguali, e se sono eguali, (si ribellano, sott.) come (se fossero, sott.) maggiori.

(*)[Notare che ἐλάττους e μείζους sono accusativi plurali “impropri”, laddove quelli regolari sarebbero: ἐλάττονας e μείζονας, rispettivamente da ἐλάττων, ἐλάττονος (comparat. di ἐλαχύς, piccolo) e da μείζων, μείζονος (comparat. di μέγας, grande).]

Πῶς μὲν οὖν ἔχοντες στασιάζουσιν, εἴρηται·

Dunque, in che modo i proprietari (ἔχοντες)

si sollevino, si è detto; (εἴρηται: terza persona perf. indic. m./pass. di εἴρω, dico – aor. Εἶπον)

Περὶ ὧν δὲ στασιάζουσιν, ἐστὶ κέρδος καὶ τιμὴ καὶ τἀναντία τούτοις.

(Le ragioni, sottint.) per le quali si sollevano, sono (è, letter.) il vantaggio, il prestigio e le cose a queste opposte. (τἀναντία è contrazione di τὰ ἐναντία, cose davanti, opposte)

Καὶ γὰρ ἀτιμίαν φεύγοντες καὶ ζημίαν, ἤ ὑπὲρ αὐτῶν ἤ τῶν φίλων στασιάζουσιν ἐν ταῖς πόλεσιν.

E infatti per fuggire il disonore e lo svantaggio, si sollevano o a favore proprio (αὐτῶν, cioè letteralm. “di essi”, quindi di se stessi) o dei loro amici all’interno della città.

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