I franchi contro i Longobardi - Versione latino Eginardo

I FRANCHI CONTRO I LONGOBARDI VERSIONE DI LATINO DI EGINARDO

Compositis in Aquitania rebus eoque bello finito, regni quoque socio iam rebus humanis exempto, rogatu et precibus Hadriani Romanae urbis episcopi exoratus bellum contra Langobardos suscepit.

Sistemati i casi d’Aquitania e finita quella guerra, e ormai fuori dalle vicende umane anche il socio del regno, per richiesta e preghiera di Adriano, vescovo della città di Roma, iniziò la guerra contro i Longobardi.

[…] Carlo, dopo aver iniziato la guerra non si arrestò prima della resa finale di re Desiderio, che aveva fiaccato con un lungo assedio, e non prima di aver costretto il figlio di lui Adelchi, nel quale erano riposte le speranze di tutti, a uscire non solo dal regno, ma dall’Italia stessa. […] Dopo la fine di questa guerra fu ripresa quella contro i Sassoni, che sembrava quasi interrotta. Nessuna guerra intrapresa fu mai più lunga e atroce e penosa per il popolo dei Franchi; perché i Sassoni, come quasi tutti i popoli che abitano la Germania, erano violenti per natura, dediti al culto dei demoni e ostili alla nostra religione, e non ritenevano disonesto violare o trasgredire le leggi divine e umane. Vi erano concreti motivi per cui succedeva che la pace fosse continuamente turbata, quali il fatto che il confine fra noi e loro correva quasi ovunque in piano, eccetto che in alcuni punti, dove boschi piuttosto ampi o interposte catene di monti dividevano in modo più determinato i rispettivi territori;

e su questo confine non cessavano mai di essere fatte a vicenda stragi, saccheggi e incendi. Per tali eventi i Franchi furono a tal punto esasperati che giudicarono dignitoso non operare più solo rappresaglie, ma iniziare un conflitto aperto contro di loro. Fu quindi intrapresa la guerra, che si condusse con grande accanimento da entrambe le parti, tuttavia con danno maggiore dei Sassoni che dei Franchi, per trentatré anni senza interruzione. Poteva finire anche più rapidamente se la slealtà dei Sassoni l’avesse permesso […] Ma la grandezza d’animo del re e la sua costante perseveranza, tanto nelle avversità quanto nelle situazioni favorevoli, non poteva esser vinta né scoraggiata dalla loro instabilità e volubilità al punto di farlo desistere da quello che aveva intrapreso.

Infatti mai tollerò che essi si comportassero così senza subirne le conseguenze, che anzi si vendicò della loro slealtà e inflisse loro la meritata punizione, conducendo lui stesso l’esercito nelle spedizioni, o inviandone sotto i suoi conti. E giunse al punto che, disfatti e ridotti in suo potere tutti quelli che si ostinavano a resistere, trasferì deportandoli diecimila di quelli che abitavano lungo le due rive dell’Elba con le loro donne e figli, e li disperse, suddivisi in molti piccoli gruppi, qua e là per la Gallia e la Germania. A queste condizioni, che il re impose ed essi accettarono, si sa essersi conclusa questa guerra protrattasi per tanti anni: che, rinnegato il culto dei demoni e abbandonati i riti tradizionali, prendessero i sacramenti della fede e religione cristiana e costituissero, riuniti ai Franchi, un solo popolo con questi.

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