Il magistero di Pitagora a Crotone (Versione latino Giustino)

Il magistero di Pitagora a Crotone
Autore: Giustino
Officina Latinitatis pag. 270 N° 292

Crotonienses, iamdiu in pace viventes, mutavissent vitam luxuria, nisi Pythagoras philosophus fuisset.

Hic, profectus primo in Aegyptum deinde Babylonem ut sidérum motus perdiscéret, summam scientiam consecutus erat. Inde regressus, Lacedaemonem contenderat ut leges Lycurgi discéret. Quibus omnibus rebus instructus, Crotonem venit, populumque in luxuriam prolapsum auctoritate sua ad usum frugalitatis revocavit. Laudabat quotidie virtutem, et vitia luxuriae casusque civitatum ea peste perditarum enumerabat. Sic tantum studium multitudinis ad frugalitatem provocavit ut nemo unquam post illum in urbe luxuriatus sit. Matronas quoque et pueros separatim instituit. Docebat has pudicitiam; illos modestiam et litterarum studium. Inter haec docebat omnes frugalitatem, cunctarum virtutum genitricem, tantumque disputationum adsiduitate consecutus est ut matronae auratas vestes, velut instrumenta luxuriae, deponerent.




Gli abitanti di Crotone, che vivevano già da tempo una vita in tranquillità, avrebbero mutato la propria vita con la lussuria (= l’avrebbero fatto degenerare nella lussuria), se non ci fosse stato il filosofo Pitagora. recatosi in un primo momento in Egitto, quindi in Babilonia per approfondire la ricerca sui moti stellari e sull’origine dell’universo – aveva conseguito un sommo grado di conoscenza. Tornato di lì, s’era recato a Creta e a Sparta per studiare le costituzioni, famose a quel tempo, di Minosse e Licurgo. Imbevutosi di tutte queste dottrine, giunse a Crotone e, facendo valere la propria autorevolezza, richiamò il popolo – (nel frattempo) caduto in lussuria – all’esercizio della temperanza.

ora insegnava alle donne la morigeratezza e l’obbedienza nei confronti dei propri mariti, ora insegnava a questi ultimi la disciplina e l’amore per la cultura. Così facendo, cercava di instillare in tutti (i cittadini) la temperanza, (che è, ) per così dire, la madre di (tutte le) virtù; e, a furia di discorrerne era riuscito ad ottenere che le donne deponessero le vesti trapuntate d’oro e gli altri orpelli della propria bellezza – (che sono) per così dire i fregi della lussuria –, portassero tutti questi (ornamenti) nel tempio di Giunone e li consacrassero alla stessa dea, mostrando che la vera prerogativa femminile è la pudicizia, non già l’abbigliamento

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