Le fatiche di Ercole (Versione latino Igino)

Le fatiche di Ercole
versione di latino di Igino e traduzione

Infans cum esset, dracones duos duabus manibus necavit, quos Iuno niserat, unde primigenius est dictus.

Quando Ercole era neonato strozzò a mani nude due serpenti inviati da Giunone, e per questo fu detto il primogenito.

Uccise poi il Leone Nemeo, la belva invulnerabile che Luna aveva allevato in un antro a due uscite; da allora usò la sua pelle come veste. Presso la fonte di Lerna uccise l’Idra di Lerna, figlia di Tifone, che aveva nove teste: questo mostro aveva un veleno così potente da uccidere gli uomini solo con il suo alito; se qualcuno le passava accanto mentre era addormentata, essa alitava sulle sue orme e quell’uomo moriva tra tormenti ancora più atroci. Ma Ercole la uccise seguendo i consigli di Minerva, la sventrò e in tinse le frecce nel suo fiele: così, da quel momento, chiunque veniva ferito dalle sue frecce non sfuggiva la morte; alla fine anch’egli perì dello stesso veleno in Frigia. Uccise il Cinghiale dell’Erimanto. Condusse vivo al cospetto di Euristeo un cervo selvaggio che viveva in Arcadia e aveva corna d’oro. Uccise a colpi di freccia gli uccelli Stinfalidi che scagliavano le loro penne come proiettili.

In un solo giorno ripulì dal fimo le stalle del re Augia, con l’aiuto determinante di Giove; egli deviò il corso di un fiume e lavò via tutto il letame. Condusse vivo da Creta a Micene il toro con il quale si era congiunta Pasifae. Insieme allo scudi ero Abdero uccise in Tracia il re Diomede e i suoi quattro cavalli, che si nutrivano di carne umana: i nomi dei cavalli erano Podargo, Lampone, Xanto e Dino. Rubò la cintura all’amazzone Ippolita, figlia di Marte e della regina Otrera, che regnava sulle Amazzoni; in quell’occasione donò a Teseo Antiope sua prigioniera. Con un solo colpo uccise Gerione, figlio di Crisaore, che aveva tre corpi.

Uccise presso il monte Atlante un gigantesco serpente, figlio di Tifone, che custodiva le mele d’oro delle Esperidi e portò al re Euristeo quelle mele. Trasse dall’Ade il cane Cerbero, figlio di Tifone, e lo condusse al cospetto del re. In Libia uccise Anteo, figlio di Tello. Costui obbligava gli stranieri di passaggio a combattere con lui e quando erano esausti li ammazzava; Ercole lo uccise lottando con lui. In Egitto uccise Busiride, che era solito sacrificare chi capitava da lui; Ercole, conoscendo questa sua abitudine, si lasciò condurre all’altare con tanto di benda sacrificale attorno al capo, ma quando Busiride volle invocare gli Dèi, Ercole trucidò con la sua clava sia lui che i suoi aiutanti. Uccise Cicno, figlio di Marte, dopo averlo vinto in duello. Giunse allora Marte per combattere con Ercole a causa del figlio, ma Giove scagliò un fulmine tra i due.

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