L'ira di Achille (Versione latino Igino)

L'ira di Achille versione latino Igino
versione latino e traduzione
libro Lingua Latina Forme e Strutture pagina 320 Num. 2

Agamemnon Briseidam Brisae sacerdotis filiam ex Moesia captivam propter formae dignitatem, quam Achilles ceperat, ab Achille abduxit eo tempore quo Chryseida Chrysi sacerdoti Apollinis Zminthei reddidit;

Agamennone tolse ad Achille la bellissima Briseide, figlia del sacerdote Brise, che Achille aveva portato come prigioniera dalla Misia: questo avvenne all’epoca in cui dovette restituire la figlia Criseide a Crise, sacerdote di Apollo Sminteo.

Irato per lei, Achille non scendeva più in battaglia e rimaneva sotto la sua tenda a suonare la cetra. Quando gli Argivi furono messi in fuga da Ettore, Achille, sollecitato da Patroclo, gli affidò le sue armi, con le quali egli mise in fuga i Troiani che pensavano di avere di fronte Achille.

Patroclo uccise Sarpedonte, figlio di Giove ed Europa, ma poi fu lui stesso ucciso da Ettore che tolse le armi al morto. Achille si rappacificò con Agamennone che gli restituì Briseide; poi, poi che si era avviato senz’armi contro Ettore, la madre Tetide ottenne che Vulcano gli forgiasse una nuova armatura, che le Nereidi gli portarono attraverso il mare.

Rivestito di queste armi, uccise Ettore e, dopo averlo legato al suo carro, lo trascinò attorno alle mura di Troia; poiché si rifiutava di concederlo al padre per la sepoltura, Priamo, per volontà di Giove e guidato da Mercurio, andò all’accampamento dei Danai e riscattò a peso d’oro il corpo del figlio, che seppellì

Dal libro navigare pagina 55 numero 3

Agamemnon briseidam, brisae sacerdotis filiam, propter formae dignitatem ab achille abduxit: achilles ardenti ira exarsit et proelium contra hostes descendebat.

Agamennone allontanò Briseide, figlia del sacerdote Brise, da Achille per via della bellezza del volto: Achille arse d'intensa ira e si allontanava (=ritirava) dalla battaglia contro i nemici. Dal momento che gli Argivi erano stati vinti in molte battaglie da Ettore, figlio del re Priamo, Patroclo, amico di Achille, prese le sue (=di Achille) armi e audace sfidò Ettore in combattimento. Ma Patroclo fu ucciso da Ettore e privato delle armi. Allora il Pelide (=Achille) a causa della morte dell'amico arse di veemente ira e dolore. Alla fine sfidò Ettore ad un combattimento singolo e [lo] sconfisse con nuove armi: trascinò il suo corpo, deturpato dal sangue e dalle ferite, attorno alle mura della città davanti agli occhi del misero padre Priamo.

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