L'Odissea narrata da Igino (Versione latino Igino)

L'Odissea narrata da Igino
versione latino Igino traduzione vari libri
Nova lexis plus e lectior facilior e lingua magistra
Nova Lexis Plus pagina 174- 5 Numero 182

Ulixes cum ab Ilio in patriam Ithacam rediret tempestate ad Ciconas est delatus, quorum oppidum Ismarum expugnavit praedamque sociis distribuit.

Ulisse, mentre ritornava da Troia verso la patria Itaca fu spinto da una tempesta presso il popolo dei Ciconi, dei quali espugnò la roccaforte di Ismoro e divise il bottino con i compagni.

In seguito, presso i Lotofagi, uomini per niente cattivi, i quali mangiavano loto, fiore prodotto da foglie, cibo che forniva tanta dolcezza che coloro che assaggiavano venivano presi dall’oblio di dover tornare in patria. Due dei compagni mandati presso di loro da Ulisse, poiché avevano assaggiato le erbe date da quelli, dimenticarono di tornare alle navi; dopo averli legati, lui stesso li riportò indietro. In seguito giunse dal ciclope Polifemo, figlio di Nettuno.

A costui era stato predetto dall’indovino Telemo, figlio di Eurimo, di fare attenzione per non venir accecato da Ulisse. Costui aveva un solo occhio in mezzo alla fronte e si nutriva di carne umana. Egli (Polifemo), dopo aver radunato nella caverna il gregge collocava alla porta un grande macigno di pietra. Egli chiuse dentro Ulisse e i suoi compagni e cominciò a mangiare i suoi compagni.

Ulisse, vedendo che non poteva resistere alla sua crudeltà e ferocia, lo inebriò con il vino che aveva ricevuto da Merone e gli disse di chiamarsi Nessuno. E così, dopo aver bruciato il suo occhio (di Polifemo) con un tronco ardente, egli (Polifemo) con le sue urla richiamò gli altri ciclopi e disse loro dalla grotta chiusa: “Nessuno mi acceca". Quelli, credendo che lo dicesse per beffarsi di loro non lo tennero in considerazione. Ma Ulisse attaccò i suoi compagni alle pecore e lui stesso ad un ariete e così uscirono.

Traduzione dal libro Lectio Facilio

Ulixes cum ab Ilio in patriam Ithacam rediret, tempestate ad Ciconas est delatus, quorum oppidum Ismarum expugnavit praedamque sociis distribuit.

Ulisse, mentre ritornava da Troia nella patria Itaca, fu spinto da una tempesta verso i Ciconi, dei quali distrusse la città Ismaro e distribuì il bottino ai compagni. Dal quel luogo giunse dai Lotofagi, uomini per nulla cattivi, che mangiavano il loto, il fiore nato dalle foglie, e la nuova nascita di cibo garantiva tanta bellezza, che, coloro che lo gustavano, si scordavano il ritorno in patria. Furono mandati da Ulisse a loro due compagni e mentre gustavano le erbe che gli furono date, non ritornarono a causa dell’oblio delle navi, che in seguito Ulisse legò e ricondusse alle navi.

Traduzione dal libro Lingua magistra

Ulisse, che tornava da Troia nella patria Itaca, fu condotto da una tempesta presso i Ciconi, la città dei quali Ismaro espugnò e distribuì il bottino ai compagni. Di lì ginse presso i Lotofagi, uomini per niente malvagi, i quali mangiavano il fiore nato dalle foglie del loto; questo genere di cibo procurava un enorme piacere; infatti coloro che lo mangiavano ricevevano un’amnesia e non tornavano in patria. I compagni, che erano stati inviati da Ulisse presso di loro ed avevano mangiato le erbe, non tornarono alle navi; in seguito li riprese Ulisse.

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