Viltà di Leocrate - versione greco Licurgo Contro Leocrate 16 17

Viltà di Leocrate VERSIONE DI GRECO di Licurgo TRADUZIONE dal libro CONTRO LEOCRATE 16 -17

γεγενημένης γὰρ τῆς ἐν Χαιρωνείᾳ μάχης, καὶ συνδραμόντων ἁπάντων ὑμῶν εἰς τὴν ἐκκλησίαν, ἐψηφίσατο ὁ δῆμος παῖδας μὲν καὶ γυναῖκας ἐκ τῶν ἀγρῶν εἰς τὰ τείχη κατακομίζειν, τοὺς δὲ στρατηγοὺς τάττειν εἰς τὰς φυλακὰς τῶν Ἀθηναίων καὶ τῶν ἄλλων τῶν οἰκούντων Ἀθήνησι, καθ᾽ ὅ τι ἂν αὐτοῖς δοκῇ. Λεωκράτης δὲ τούτων οὐδενὸς φροντίσας, συσκευασάμενος ἃ εἶχε χρήματα, μετὰ τῶν οἰκετῶν ἐπὶ τὸν λέμβον κατεκόμισε, τῆς νεὼς ἤδη περὶ τὴν ἀκτὴν ἐξορμούσης, καὶ περὶ δείλην ὀψίαν αὐτὸς μετὰ τῆς ἑταίρας Εἰρηνίδος κατὰ μέσην τὴν ἀκτὴν διὰ τῆς πυλίδος ἐξελθὼν πρὸς τὴν ναῦν προσέπλευσε καὶ ᾤχετο φεύγων, οὔτε τοὺς λιμένας τῆς πόλεως ἐλεῶν ἐξ ὧν ἀνήγετο, οὔτε τὰ τείχη τῆς πατρίδος αἰσχυνόμενος ὧν τὴν φυλακὴν ἔρημον τὸ καθ᾽ αὑτὸν μέρος κατέλιπεν: οὐδὲ τὴν ἀκρόπολιν καὶ τὸ ἱερὸν τοῦ Διὸς τοῦ σωτῆρος καὶ τῆς Ἀθηνᾶς τῆς σωτείρας ἀφορῶν καὶ προδιδοὺς ἐφοβήθη, οὓς αὐτίκα σώσοντας ἑαυτὸν ἐκ τῶν κινδύνων ἐπικαλεῖται. καταχθεὶς δὲ καὶ ἀφικόμενος εἰς Ῥόδον, ὥσπερ τῇ πατρίδι μεγάλας εὐτυχίας εὐαγγελιζόμενος, ἀπήγγειλεν ὡς τὸ μὲν ἄστυ τῆς πόλεως ἑαλωκὸς καταλίποι, τὸν δὲ Πειραιέα πολιορκούμενον

Essendoci stata la battaglia di Cheronea ed essendo accorsi tutti quanti voi nell'ἐκκλησία, il popolo decretò di accompagnare bambini e donne dalle campagne entro le mura e che gli strateghi disponessero secondo ciò che a loro sembrava opportuno per la protezione degli Ateniesi e degli altri che abitavano in Atene.

Ma Leocrate, non preoccupandosi di nessuna di queste disposizioni, dopo aver raccolto i beni che aveva, assieme ai domestici li trasportò sul battello mentre la nave già era al largo presso l'Atte, e a tarda sera lui stesso con l'amante Irenide nel mezzo dell'Atte uscito attraverso la porticina prese il largo verso la nave e se ne andò fuggendo, né provando compassione per i porti della città, dai quali salpava, né provando pudore nei confronti delle mura della patria, la cui sorveglianza lasciò sguarnita per quanto dipendeva da lui, né ebbe timore di guardare da lontano e di tradire l'acropoli e il tempio di Zeus Soter (Salvatore) e di Atena Soteira (Salvatrice) che subito invocherà affinché lo salvino dai pericoli.

Infatti non gli fu sufficiente solo mettere al riparo la sua persona e i suoi beni, ma spostò a Megera e portò fuori del paese anche gli dei del focolare, che gli avi, dopo averne innalzato il culto, gli avevano tramandato secondo i vostri costumi e le vostre usanze: egli non ebbe timore neanche del nome degli dei patri, per il motivo per cui, dopo averli spostati dalla patria li aveva forzati a dividere con lui l'esilio, mandati via dai templi e dal paese che invadevano, situati in una terra nemica e differente, come estranei per il suolo e i culti in uso nella città dei Megaresi.

E i vostri padri, poiché la dea Atena aveva avuto in sorte la nostra regione, chiamarono la patria Atene, affinché quelli che onorano la dea non abbandonassero mai la città che porta il suo nome; Leocrate invece, senza curarsi né delle leggi patrie né della religione, vi fece diventare, per quanto stava in lui, come oggetto di divulgazione anche la difesa degli dei

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