Demostene - Sulla Pace 25

[25]Καὶ Φιλίππῳ νυνὶ κατὰ τὰς συνθήκας Ἀμφιπόλεως παρακεχωρήκαμεν, καὶ Καρδιανοὺς ἐῶμεν ἔξω Χερρονησιτῶν τῶν ἄλλων τετάχθαι, καὶ τὸν Κᾶρα τὰς νήσους καταλαμβάνειν, Χίον καὶ Κῶν καὶ Ῥόδον, καὶ Βυζαντίους κατάγειν τὰ πλοῖα, δῆλον ὅτι τὴν ἀπὸ τῆς εἰρήνης ἡσυχίαν πλειόνων ἀγαθῶν αἰτίαν εἶναι νομίζοντες ἢ τὸ προσκρούειν καὶ φιλονικεῖν περὶ τούτων.

Οὐκοῦν εὔηθες καὶ κομιδῇ σχέτλιον, πρὸς ἑκάστους καθ' ἕν' οὕτω προσενηνεγμένους περὶ τῶν οἰκείων καὶ ἀναγκαιοτάτων, πρὸς πάντας περὶ τῆς ἐν Δελφοῖς σκιᾶς νυνὶ πολεμῆσαι.

E poi abbiamo ceduto secondo gli accordi Anfipoli a Filippo, lasciamo che Cardia sia considerata indipendente dal Chersoneso, che il satrapo della Caria occupi le isole di Chio, di Cos e di Rodi, che i Bizantini sequestrino le navi da carico, evidentemente perché pensiamo che la tranquillità offerta dalla pace produca più vantaggi che entrare in conflitto e lottare per risolvere queste situazioni.

Perciò sarebbe una cosa sciocca, davvero terribile, dopo esserci comportati così con ciascun nemico singolarmente per quanto riguarda i nostri interessi essenziali, combattere ora contro tutti per il fantasma di Delfi.

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