Porsenna, re degli Etruschi (Versione latino Floro)

Porsenna Re degli Etruschi
versione latino Floro
Pulsis urbe regibus prima pro libertate arma corripuit ... et frex quidem tot tantisque virtutum terrius monstris valere liberosque esse iussit.

Cacciati che furono i re dalla città si scagliò contro le prime armi impugnate in difesa della libertà.

Infatti Porsenna re degli Etruschi incombeva con un enorme esercito e riconduceva indietro i Tarquini con la forza. Tuttavia (Roma), per quanto egli incalzasse con le armi e la fame e, occupato il Gianicolo, stringesse alla gola la città, ne sostenne gli attacchi, li respinse, da ultimo gli ispirò tanta ammirazione che Porsenna, nonostante il vantaggio, finì con lo stringere patti d'alleanza con gente da lui quasi vinta. Allora vi furono quei tre prodigi e portenti della gloria romana, Orazio Muzio e Clelia, che oggi sembrerebbero personaggi da favola se i loro nomi non fossero negli Annali.

Orazio Coclite, non potendo respingere da solo i nemici incalzanti da ogni parte, tagliato il ponte traversa il Tevere a nuoto senza abbandonare le armi. Muzio Scevola assale il re nell'accampamento tendendogli un agguato, ma quando, andato a vuoto il colpo riguardo al suo dignitario, viene immobilizzato, pone la mano nel fuoco e all'insidia fa seguire il terrore.

"Ecco - dice - perché tu sappia a quale uomo tu sia sfuggito; in trecento abbiamo giurato la stessa cosa"; ed intanto - incredibile a dirsi- l'uno restava impassibile, l'altro trepidava come se bruciasse la mano del re. Così invero agirono gli uomini; ma perché nessun sesso restasse neghittoso riguardo al meritarsi elogi, ecco anche un esempio di valore femminile. Clelia, una degli ostaggi dati al re, sfuggita ai custodi, passò a cavallo il fiume della patria. E il re, impressionato da tanti e così grandi prodigi di valore, accomiatò e dispose che fossero liberi tutti gli altri ostaggi

Qui puoi trovare la versione Porsenna re degli etruschi di Floro (diversa)

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